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Elenco di popolari creature leggendarie e animali mitologici presenti nei miti, leggende e folclore dei diversi popoli e culture del mondo, in ordine alfabetico. Note Questa lista elenca solo creat…
Last week I wrote about about Meido, the Japanese Underworld, and how it has roots in Indian Buddhism and Chinese Buddhist-Taoist concepts. Today I'll write a little bit about where some unlucky
1 — non so con quali armi verrà combattuta la Terza Guerra Mondiale, ma l’attuale conflitto globale è combattuto (anche) con i meme. [2]
Dieci anni fa usciva La casta, un libro che ridefiniva il discorso politico italiano: la fine dei partiti tradizionali, l’odio per le élite in generale, l’indignazione di chi si sentiva escluso e defraudato. Oggi quel risentimento si è rovesciato in orgoglio: la fine della politica come la conoscevamo non ha generato un vuoto, ma una galassia esplosa di esperienze tra il grottesco, il tragico e l’apocalittico. Dai forconi alle sentinelle in piedi, dai «cittadini» che s’improvvisano giustizieri alle proteste antimigranti, La Gente è il ritratto cubista dell’Italia contemporanea: un paese popolato da milioni di persone che hanno abbandonato il principio di realtà per inseguire incubi privati, mentre movimenti politici vecchi e nuovi cavalcano quegli incubi spacciandoli per ideologie. Leonardo Bianchi ha scritto il miglior reportage possibile su un paese che non si può raccontare se non a partire dalle sue derive, e l’ha fatto seguendo ogni storia con la passione di un giornalista d’altri tempi, il rigore dello studioso che dispone di una prospettiva e di un respiro internazionali, e un talento autenticamente narrativo, capace di attingere a una ferocia e a una forza profetica degne di un romanzo di James Ballard.
E ora, ora che anni sono, e saranno? Il ritorno in auge di podcasts e newsletters mi sembra stia a rappresentare non tanto un ripiegamento, quanto una nuova infiorescenza: oramai su internet convivono (combattono e interagiscono e si sintetizzano) culture che vanno dal generazionale all’intersezionale, e le buone battaglie (politiche, sociali, ecologiche) sono tornate a essere combattute non solo in termini di risposta o reazione. Il futuro forse non è ancora luminoso, ma diverse torce sono state accese - si tratta, ora come sempre, di connetterle fra di loro.
Il termine sardo femina accabadora, femina agabbadòra o, più comunemente, agabbadora o accabadora (s'agabbadóra, lett. "colei che finisce", deriva dal sardo s'acabbu, "la fine" o dallo spagnolo acabar, "terminare") denota la figura storicamente incerta di una donna che si incaricava di portare la morte a persone di qualunque età, nel caso in cui queste fossero in condizioni di malattia tali da portare i familiari o la stessa vittima a richiederla. In realtà non ci sono prove di tale pratica, che avrebbe riguardato alcune regioni sarde come Marghine, Planargia e Gallura[1]. La pratica non doveva essere retribuita dai parenti del malato poiché il pagare per dare la morte era contrario ai dettami religiosi e della superstizione.